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100 anni di Edgar Morin

100 anni di Edgar Morin

Un punto di riferimento per la cultura europea

Il prestigio e l’autorevolezza di Edgar Morin sono indiscutibili. La sua figura emerge sia sul piano teorico e della ricerca, sia nella partecipazione attiva al dibattito culturale europeo e internazionale. Nei suoi libri ha affrontato i temi cruciali dello sviluppo secondo una prospettiva aperta ai nessi che legano uomo, natura, cultura.

I SUOI SCRITTI

I titoli dei suoi scritti si impongono come dichiarazioni e messaggi che coinvolgono il lettore quale singolo individuo e quale persona appartenente della comunità sociale. Dalla pubblicazione di La testa ben fatta. Riforma dell’insegnamento e riforma del pensiero (2000), e I sette saperi necessari all’educazione del futuro (2001) l’importanza per la scuola di formare teste ben fatte, secondo un’espressione già di Montaigne, ha avuto una cornice di riferimento organizzata rispetto ad assunti riconosciuti, a tutt’oggi, fondamentali. Secondo Morin per una testa “ben fatta” occorre superare l’idea di un sapere parcellizzato in tante discipline per privilegiare le interrelazioni fra le conoscenze e favorire l’integrazione tra cultura scientifica e cultura umanistica.

MORIN E LA RIFLESSIONE SULLA SCUOLA

La scuola deve favorire l’attitudine a trattare problemi, a correlare i saperi in un orizzonte di significato. Costante in Morin è il richiamo, rivolto in particolare agli educatori, a considerare tre sfide fondamentali: la sfida culturale verso un pensiero che sappia privilegiare i contesti e le relazioni tra informazioni e conoscenze; la sfida sociologica per cui apprendere è soprattutto apprendere a vivere, a diventare cittadini del villaggio globale; la sfida civica per cui il sapere si definisce anche in termini responsabilità e solidarietà.

Gli insegnanti, in questo progetto di riforma, hanno compiti fondamentali:

  1. Fornire una cultura che permetta di distinguere, contestualizzare, globalizzare, affrontare i problemi multidimensionali, globali e fondamentali;
  2. Preparare le menti a rispondere alle sfide che la crescente complessità dei problemi pone alla conoscenza umana;
  3. Preparare le menti ad affrontare l’incertezza favorendo l’intelligenza strategica e la scommessa per un mondo migliore;
  4. Educare alla comprensione umana fra vicini e lontani;
  5. Insegnare l’affiliazione a partire dal proprio villaggio sino al villaggio globale;
  6. Insegnare la cittadinanza terrestre come comunità di destino dove tutti gli umani sono posti a confronto con gli stessi problemi.

LA TEORIA DELLA COMPLESSITÀ E LA RIFLESSIONE SULLA PANDEMIA

Negli anni sono state innumerevoli le pubblicazioni di Morin, accanto ad una sua presenza attiva nel dibattito sui temi caldi dello sviluppo. Morin è un pensatore a cui dobbiamo la declinazione della teoria della complessità (La sfida della complessità, 2017) e una costante attenzione ai temi che riguardano l’etica e il rinnovamento della politica.

Il valore del pensiero critico permea ogni suo intervento come condizione basilare nella formazione alla saggezza. Se costanti sono in Morin le riflessioni sulle relazioni che riguardano noi stessi e il rapporto con il pianeta e con gli altri, fondamentale il suo contributo nella situazione di problematicità e di incertezza come quella che ha caratterizzato la pandemia da Covid-19.

Nel libro Cambiamo strada. Le 15 lezioni del Coronavirus (2020) Morin afferma che la pandemia permette di imparare per il futuro in quanto rappresenta la possibilità per gli uomini di diventare consapevoli di appartenere a una comunità di destino. È tempo di cambiare strada, di proteggere il pianeta, di umanizzare la società. «Come vivi?», questa la domanda fondamentale del libro. È urgente chiederselo ogni giorno e ogni giorno rispondere. Una domanda per i politici, gli studenti, i professionisti e, infine, per tutti. C'è bisogno di una nuova autocoscienza. Nessun cambiamento è mai nato se non da una consapevolezza nuova delle implicazioni e delle conseguenze del nostro modo di vivere.

“Già dall’alba dell’umanità, dall’alba dei tempi, eravamo nell’avventura ignota; lo siamo più che mai e dobbiamo esserlo con coscienza [...] ci si deve preparare al nostro mondo incerto e aspettarsi l’inatteso. Prepararsi al nostro mondo incerto è il contrario di rassegnarsi a uno scetticismo generalizzato. È sforzarsi a pensare bene, rendersi capaci di elaborare e usare strategie, e, infine, fare con tutta coscienza le nostre scommesse. Sforzarsi a pensare bene è praticare un pensiero che si sforzi senza sosta di contestualizzare e globalizzare le sue informazioni e le sue conoscenze, che senza sosta si applichi a lottare contro l’errore e la menzogna a se stesso [...] una strategia porta in sé la consapevolezza dell’incertezza che dovrà affrontare e comporta per ciò una scommessa, l’integrazione dell’incertezza nella fede o nella speranza”. 1
 

1 Edgar Morin, La testa ben fatta, Raffaello Cortina, 2000.

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